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I Martiri di Fiesole
Quando la vita degli altri vale più della propria
Ci sono pagine della storia che non hanno bisogno di molte parole, perché sono i gesti degli uomini a parlare.
Nell’agosto del 1944, il 12, mentre l’esercito tedesco si ritirava da Firenze, tre giovanissimi carabinieri della Stazione di Fiesole — Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti — collaboravano, insieme al loro comandante Giuseppe Amico, con la Resistenza.
Scoperta la loro attività, i tedeschi cercarono di catturarli. I tre riuscirono inizialmente a nascondersi, mentre Amico raggiunse le formazioni partigiane.
Ma arrivò una terribile minaccia: alcuni civili erano stati presi in ostaggio e sarebbero stati fucilati se i carabinieri non si fossero consegnati.
La Rocca, Marandola e Sbarretti avrebbero potuto attendere nascosti l’arrivo degli Alleati, ormai vicinissimi. Scelsero invece di tornare indietro.
Prima però passarono in caserma per indossare per l’ultima volta quella amatissima divisa e si consegnarono volontariamente per salvare degli innocenti.
Gli ostaggi ebbero salva la vita. I tre carabinieri furono invece fucilati il 12 agosto 1944. Avevano soltanto 20, 22 e 22 anni.
Il giorno successivo Fiesole sarebbe stata liberata.
A tutti e tre fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Il loro sacrificio conserva ancora oggi un significato profondamente umano: non morirono soltanto nell’adempimento del dovere, ma decisero consapevolmente di mettere la vita degli altri davanti alla propria.
Ed è forse proprio qui che la parola Humanitas ritrova il suo significato più antico e più alto: riconoscere nell’altro un essere umano la cui vita merita di essere difesa, persino quando il prezzo da pagare è la propria.
Tre giovani potevano salvarsi. Scelsero di salvare gli altri.
Per questo Fiesole non li ha dimenticati. E non dovremmo dimenticarli neppure noi e neppure quelli che oggi indossano quella divisa che appartiene..è..lo Stato d’Italia e non una colonia serva di oltre oceano.






