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Piccola, verdissima, misteriosa. Nisida è uno di quei luoghi nei quali Napoli sembra aver concentrato, in pochissimo spazio, natura, mito e oltre duemila anni di storia.
Il suo stesso nome ne racconta le dimensioni: Nisida deriva dal greco Nesis, “piccola isola”. Di origine vulcanica, costituisce in realtà la parte emersa di un antico cratere, aperto verso il mare nella suggestiva insenatura di Porto Paone. L’isola raggiunge circa 109 metri di altezza e si trova all’estremità orientale del Golfo di Pozzuoli, quasi a guardia dell’ingresso ai Campi Flegrei.
Ma, come spesso accade a Napoli, prima ancora della storia viene la leggenda.
Si narra che Posillipo, perdutamente innamorato della bellissima ninfa Nisida, non riuscisse a conquistarne l’amore. Disperato per il rifiuto, si sarebbe gettato in mare. Il Fato trasformò allora Posillipo nel grande promontorio che ancora oggi porta il suo nome e la bellissima Nisida nell’isola posta proprio di fronte a lui: vicinissimi per l’eternità, eppure per sempre separati dal mare.
Dai Romani a Bruto
Già nell’antichità Nisida era un luogo ricercato dall’aristocrazia romana, che lungo le coste flegree costruiva ville destinate all’otium, il tempo dedicato al riposo, alla cultura e alla riflessione lontano dagli affari pubblici. Ma il nome di Nisida è legato soprattutto a uno dei momenti più drammatici della storia di Roma.
Sull’isola possedeva una villa Marco Giunio Bruto, destinato a diventare uno dei protagonisti dell’assassinio di Giulio Cesare. Secondo la tradizione storica, proprio nella villa di Bruto a Nisida si tennero incontri con Cassio e altri esponenti dell’opposizione a Cesare. La tradizione ha quindi legato l’isola alla preparazione della congiura che sarebbe culminata nelle Idi di marzo del 44 a.C.
Bruto era figlio di Servilia, donna alla quale Cesare fu sentimentalmente legato: proprio questa relazione alimentò nei secoli perfino la leggenda che Bruto potesse essere figlio naturale di Cesare, ipotesi che non trova però solido fondamento storico.
Pensare che su questa minuscola terra affacciata sul Golfo di Napoli possano essersi svolte conversazioni destinate a precedere uno degli assassinii politici più celebri della storia rende Nisida un luogo davvero particolare.
Fortezza, carcere e luogo di detenzione
Con la fine del mondo romano cambiarono naturalmente anche le funzioni dell’isola. Nei secoli Nisida ebbe importanza strategica e militare e la sua posizione dominante sul mare favorì la costruzione e il rafforzamento di strutture difensive.
Durante l’età borbonica Nisida fu utilizzata come luogo di reclusione, compresa quella di detenuti politici. L’imponente edificio che ancora domina l’isola conserva strutture le cui origini risalgono già agli ultimi tempi angioini.
L’isola, un tempo completamente circondata dal mare, venne inoltre collegata alla terraferma attraverso lo scoglio del Lazzaretto e l’attuale ponte-diga, lungo circa 300 metri; già negli anni Trenta del Novecento il collegamento era stato realizzato e l’area tra Nisida e Coroglio era utilizzata anche per funzioni militari e come idroscalo.
Un paradiso davanti agli occhi, ma difficilmente accessibile
Milioni di napoletani e visitatori possono ammirarla dalla discesa di Coroglio, da Posillipo e da numerosi punti panoramici, ma pochissimi possono realmente conoscerla dall’interno.
Ed è forse questo il grande paradosso di Nisida: nel Novecento Nisida consolidò infatti definitivamente la propria destinazione penitenziaria, fino a diventare sede dell’Istituto Penale per i Minorenni, funzione che mantiene ancora oggi.
Eppure possiede tutto ciò che potrebbe fare di Nisida uno straordinario luogo di interesse storico, archeologico, naturalistico e culturale: il cratere vulcanico, Porto Paone, le testimonianze archeologiche, la memoria della Roma repubblicana, le fortificazioni, il paesaggio e soprattutto una posizione unica tra Napoli e i Campi Flegrei.
Perché Nisida non è soltanto una piccola isola, è un antico vulcano, una leggenda d’amore, un luogo dell’otium romano, un frammento della storia di Bruto e di Cesare, una fortezza, un carcere e infine uno dei più straordinari balconi naturali del Golfo di Napoli.
Un’isola piccola soltanto nel nome, ma immensa nella storia.
Mauro Caramignoli






