Francesco Emilio Borrelli

Questo contenuto è stato redatto con l'assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente rivisto dalla redazione.

Le immagini pubblicate in questa pagina sono fotografie reali modificate con strumenti di intelligenza artificiale.

Francesco Emilio Borrelli rappresenta, forse più di quanto egli stesso immagini, quella parte buona e resistente che è rimasta dentro molti di noi: quella che non vuole rassegnarsi, che non accetta di piegare la testa davanti a ciò che è palesemente ingiusto o illegale.

Nessuno è perfetto. Non lo è Borrelli e non lo siamo noi. Ma proprio per questo la sua presenza è importante. Perché nell’inerzia, nella sfiducia e nel pessimismo che sembrano caratterizzare questi anni, Borrelli è una scintilla capace di ricordarci che il fuoco della ribellione civile non si è ancora spento.

Molti lo conoscono soprattutto per le strade: telecamera accesa, denuncia immediata, confronto diretto, qualche volta persino urlato. Ma sarebbe profondamente ingiusto pensare che Borrelli sia soltanto questo.

Dietro quelle immagini ci sono le sue battaglie parlamentari, le iniziative contro le sperequazioni assicurative che penalizzano Napoli e il Mezzogiorno, gli interventi sull’ambiente, l’attenzione per Pozzuoli e i Campi Flegrei, le interrogazioni e le denunce su problemi che raramente conquistano le prime pagine.

Forse è proprio questo aspetto che dovrebbe essere raccontato di più.

La fotografia di Borrelli con Napoli sullo sfondo, infatti, per noi è decisamente stretta. Internet e i social hanno cancellato molti confini. Senza partiti, armata alle spalle e senza quelle poderose organizzazioni territoriali che altri personaggi politici hanno saputo costruirsi, Borrelli è diventato riconoscibile ben oltre la Campania.

Prendendo in prestito il Manzoni, potremmo dire: dall’Alpi alle Piramidi. Oggi una sua denuncia può partire da una strada di Napoli e, dopo poche ore, essere vista e commentata a Milano, Roma, Palermo o Torino.

Ed è proprio qui che si trova la sua forza.

Borrelli è una spina nel fianco anche per quella parte dello Stato che  preferisce chiudere un occhio e, spesso, purtroppo, tutti e due davanti all’illegalità.

Certo, il suo modo di comunicare può apparire eccessivo. Qualche diretta può perfino ricordare, provocatoriamente, certe televisioni commerciali dove bisogna attirare l’attenzione quasi come nella vendita delle pentole.

Ma sarebbe un errore fermarsi alla forma.

Perché proprio attraverso quel linguaggio Borrelli riesce ad arrivare a quel substrato semplice, popolare e trasversale della società che non legge gli atti parlamentari, non segue le commissioni, non conosce le interrogazioni, ma capisce perfettamente quando qualcuno parcheggia dove non deve, occupa abusivamente uno spazio, prevarica il più debole, sporca un territorio o pretende che la legge valga soltanto per gli altri.

In una società nella quale troppo spesso sembriamo un gregge rassegnato, c’è ancora bisogno di qualcuno disposto a fare il pastore: non per comandare le pecore, ma per assumersi responsabilità, impegni, sudore e soprattutto rischi.

E Borrelli ha rischiato. E rischia.

Ma c’è un altro effetto delle sue battaglie che considero ancora più interessante.

Quando qualcuno denuncia pubblicamente un abuso, rende più coraggioso anche chi fino a quel momento aveva avuto paura di parlare.

Un dipendente frenato dal proprio superiore. Un cittadino intimorito da un potente. Un funzionario che conosce una situazione irregolare ma non riesce ad affrontarla apertamente.

Qualcuno parlerà apertamente. Qualcun altro telefonerà. Qualcun altro ancora invierà una fotografia, un documento o una segnalazione mantenendo nascosto il proprio nome.

Chiamatela pure delazione, se volete.

Io preferisco chiamarla rottura del muro del silenzio.

E quando quel muro cade, a guadagnarci è la società.

IL GRANDE SALTO

Ed allora arrivo al consiglio che oggi vorrei dare a Francesco Emilio Borrelli.

Non limitarti più ad essere Borrelli. Moltiplica Borrelli.

Da settembre potrebbe cominciare una nuova fase.

In ogni regione, in ogni provincia, potrebbe nascere una rete di cittadini della legalità. Chiamiamoli, anche provocatoriamente, “Borrelli Boys”: uomini e donne di vent’anni come di ottanta, senza divise e senza eserciti, uniti soltanto dalla volontà di non rassegnarsi.

Persone capaci di raccogliere e documentare le assurdità dei propri territori: sprechi, soprusi, abusi, degrado, piccole e grandi illegalità che spesso sopravvivono soltanto perché nessuno ha il coraggio di accendere una telecamera e mostrarle alla pubblica vergogna.

Non un esercito personale.

Non una corrente politica.

Non l’ennesimo movimento costruito intorno a un capo.

Ma una rete civica nazionale della legalità, con regole precise: verificare prima di accusare, documentare prima di pubblicare, rispettare le persone mentre si combattono i comportamenti illegali, collaborare con le istituzioni quando le istituzioni fanno il proprio dovere e stimolarle quando invece rimangono immobili.

Questo sarebbe il vero salto di qualità.

Perché dietro Borrelli potrebbero esserci migliaia di persone che aspettano soltanto qualcuno capace di dire loro:

“Non siete soli. Quello che avete visto, fotografato o denunciato conta.”

E allora quella scintilla potrebbe diventare davvero un fuoco.

Francesco, probabilmente neppure tu sai fino in fondo quello che puoi suscitare.

Hai l’età giusta, l’esperienza, la notorietà, gli strumenti e soprattutto hai davanti una cosa che nella vita politica capita raramente:

l’OCCASIONE.

Prenditi questa grande responsabilità.

Da settembre cominciamo.

Non una campagna elettorale, ma una rivolta civile contro la rassegnazione.

Dalla strada al Parlamento e dal Parlamento nuovamente alla strada.

Da Napoli all’Italia.

Migliaia di occhi dove prima ce n’erano soltanto due. Migliaia di voci dove prima parlava soltanto Borrelli.

Perché l’illegalità possiede un alleato formidabile: il silenzio delle persone perbene.

E forse è arrivato il momento di toglierglielo.

Noi siamo pronti, ovunque, a darti una mano.

Adesso tocca a te trasformare una scintilla in un progetto.

Settembre può essere l’inizio.

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