Borrelli per LA LIBERTA’ DI STAMPA : SOFFOCARLA significa soffocare LA DEMOCRAZIA

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LUNEDI’ 14 SETTEMBRE ALLE 18,30 l’on. Borrelli dalla Terrazza Letteraria di Humanitas Partenopea aps in Napoli lancerà una CLASS ACTION contro le decisioni DEI DIRIGENTI RAI  verso Ranucci e Report.

Ci sono articoli della Costituzione che non rappresentano soltanto una norma giuridica. Sono il racconto di ciò che un Paese ha sofferto e, insieme, la promessa che certe stagioni non debbano più tornare.

Uno di questi è certamente l’articolo 21 della Costituzione italiana:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»

E subito dopo, con una formulazione ancora più netta:

«La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.» (Senato)

Parole semplici, quasi elementari. Ma dietro quelle parole c’è la memoria di un’Italia che aveva conosciuto la censura, il controllo dell’informazione e la trasformazione della stampa in strumento del potere.

La libertà di stampa non appartiene ai giornalisti

Questo è forse il punto più importante.

La libertà di stampa non è un privilegio concesso a chi scrive sui giornali o parla alla televisione. È una garanzia riconosciuta a ciascuno di noi.

Perché il giornalista ha il diritto di raccontare, ma il cittadino ha il diritto di conoscere.

E senza conoscenza non esiste una scelta veramente libera.

Una democrazia non vive soltanto perché periodicamente si aprono le urne. Vive se, prima di entrare nella cabina elettorale, il cittadino ha potuto ascoltare opinioni differenti, conoscere fatti scomodi, confrontare interpretazioni opposte, criticare chi governa e anche criticare chi si oppone al governo.

Non a caso anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma che la libertà dei media e il loro pluralismo devono essere rispettati. (EUR-Lex)

Il pluralismo è il vero ossigeno della democrazia

Pluralismo significa accettare che qualcuno dica ciò che non ci piace.

Una stampa composta soltanto da voci concordi non sarebbe realmente libera. Sarebbe un coro.

La democrazia, invece, ha bisogno anche delle stonature: dell’inchiesta che disturba, della domanda insistente, dell’opinione minoritaria, del giornalista che cerca documenti laddove qualcuno preferirebbe il silenzio.

Naturalmente libertà non significa irresponsabilità. Esistono la tutela della reputazione, della riservatezza, il rispetto della legge e gli altri limiti previsti in una società democratica. Anche l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo accompagna alla libertà d’espressione precisi doveri e responsabilità.

Ma una cosa è chiedere responsabilità a chi informa; altra cosa è creare paura nell’informazione.

Ed è qui che nasce il pericolo più sottile.

La censura peggiore può essere quella che non si vede

Non occorre necessariamente un censore con una matita rossa.

Una stampa può essere indebolita anche creando intorno a chi indaga un clima nel quale sia più conveniente tacere che parlare, evitare una domanda piuttosto che formularla, rinunciare a un’inchiesta piuttosto che affrontarne le conseguenze.

Difendere chi fa domande, anche quando non ci piace

Ed è proprio davanti a figure del giornalismo d’inchiesta come Sigfrido Ranucci che il problema assume un significato che supera la singola persona.

Non è necessario condividere ogni servizio, ogni interpretazione o ogni scelta giornalistica.

Anzi, sarebbe contrario allo stesso principio che stiamo difendendo pretendere che tutti siano d’accordo.

Si può criticare Ranucci. Si può contestare una trasmissione. Si possono chiedere rettifiche e, quando si ritiene violata la legge, rivolgersi alla magistratura.

Ma dobbiamo difendere il diritto di Ranucci, come di qualsiasi altro giornalista, di fare domande, cercare documenti, indagare e pubblicare ciò che ritiene di poter documentare assumendosene la responsabilità.

Perché quando difendiamo la libertà di un giornalista che magari non la pensa come noi, stiamo in realtà difendendo la nostra libertà.

Una terrazza, tante idee

Ed è questo anche il significato più profondo che dovrebbe avere una Terrazza Letteraria: non un luogo nel quale tutti debbano pensarla nello stesso modo, ma uno spazio nel quale idee differenti possano incontrarsi, confrontarsi e persino scontrarsi civilmente. Perché una democrazia nella quale resta una sola voce può forse conservare le sue istituzioni, i suoi palazzi e persino le sue elezioni.

Ma avrebbe già perduto qualcosa di essenziale.

Quale diritto ha un ente pubblico di rimuovere un giornalista che porta altissima audience e sponsor ? Ha forse leso economicamente il suo datore di lavoro, assolutamente no, tuttaltro, ha compiuto indegnità che ledano il prestigio RAI…tuttaltro.

Allora è stato un atto DAVVERO liberticida contro i diritti della stampa.

Non loda la destra, ma non ha perso una causa, vuol dire che fa cronaca indiscutibilmente.

E’ ovvio che sarà riassunto.

Ce ne sono mille in RAI che leccano le scarpe alla destra..si chiama pluralismo di pensiero.

GIUSTAMENTE  L’ON. BORRELLI , LANCERA’ UN CLASS ACTION CONTRO L’ATTUALE DIRIGENZA RAI, CHIEDENDO CHE GLI EVENTUALI DANNI CHE eventualmente DOVRANNO ESSERE PAGATI , E LE STESSE SPESE LEGALI, NELLA CAUSA CONTRO RANUCCI e REPORT IN TOTO , SIANO A CARICO TOTALE PERSONALE DEGLI STESSI DIRIGENTI, che sicuramente non hanno consultato i loro legali. Per di più in un delicato momento in cui indaga la Magistratura.

Soffocare la libertà di stampa significa soffocare il pluralismo.
Soffocare il pluralismo significa impoverire la libertà di pensiero.
E quando muore la libertà di pensiero, la democrazia può continuare ad avere un nome, ma rischia di non avere più un’anima…solo la DITTATURA.

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