L’anestetico di cui non hai bisogno: “La festa della Mamma”

Festeggiamo le mamma… ma lo facciamo davvero ?

In questi giorni le città si riempiono di mimose fuori stagione, vetrine romantiche e frasi confezionate per l’occasione.

“Le mamme sono angeli”, “grazie di tutto”.

Per un giorno intero celebriamo la figura materna come fosse sacra.

Ma appena la festa finisce, cosa resta davvero?

Perché la verità è che in Italia essere madre continua a essere una finta favola.

Madri costrette a scegliere tra carriera e famiglia.

Donne che dopo una gravidanza perdono opportunità lavorative.

Mamme lasciate sole tra stipendi insufficienti, asili troppo costosi, aiuti inesistenti e un carico mentale che nessuno vede mai.

Viviamo in un Paese che applaude la maternità a parole, ma troppo spesso la abbandona nei fatti; ed è riuscito pure a discriminarla: c’è voluta la Cassazione e la Corte Costituzionale per legalizzare il riconoscimento in Italia del figlio nato all’estero tramite fecondazione assistita nelle coppie dello stesso sesso, per tutelare il minore.

Per anni, molti tribunali hanno negato il riconoscimento sostenendo che fosse contrario all’ordine pubblico. Si temeva che riconoscere il legame con il genitore non biologico fosse un modo indiretto per legittimare pratiche vietate in Italia, come la maternità surrogata o la PMA per coppie omosessuali.

La magistratura è dovuta intervenire per stabilire che l’interesse superiore del minore a una stabilità familiare prevale sui divieti amministrativi. È questo solo nel 2025. L’anno scorso. 

Si esalta la figura della “super mamma”, quella che riesce a fare tutto: lavorare, crescere figli, prendersi cura della casa, essere presente, sorridere sempre.

La stanchezza? Diventa il premio, la moneta di scambio. Più sei stanca più sei brava. Più sei stanca più hai diritto alla comprensione. 

E poi c’è un altro aspetto culturale che pesa ancora tantissimo: l’idea che una donna debba necessariamente diventare madre per sentirsi completa.

Nel 2026 esistono ancora domande come:

“Quando fai un figlio?”

“Non ci pensi che poi è tardi?”

“Una donna senza figli cosa si perde?”

Una volta ho sentito, da una donna, una frase che non dimenticherò mai: “vuole fare un figlio solo per vedere se è femmina” 

Solo scrivendola mi si è rigelato il sangue. 

Come se non avere figli non ti rendesse donna. 

Mi sa che  forse dovremmo smettere di trasformare queste ricorrenze in semplici anestetici emotivi.

Perché celebrare le donne non può ridursi a un post sui social o a un mazzo di fiori comprato di fretta.

Festeggiare davvero significa creare condizioni dignitose.

Significa servizi, ascolto, rispetto, parità. Una rivalutazione anche del modello  sanitario, rispetto all’assistenza psicologica nel post.parto. Aspetto molto sottovalutato nei fatti ma di cui tutti parlano. 

Significa educare culturalmente le nuove generazioni a vedere la donna come persona, non come funzione.

Meno moine e più fatti. 

Con tanti saluti. Buona finta festa della mamma. 

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