Agopuntura, non è più solo “medicina alternativa”: a Napoli il San Paolo ha un polo dedicato

Dal dolore cronico alle terapie integrate, l’agopuntura oggi entra sempre più spesso anche nei percorsi sanitari occidentali. E a Napoli c’è un riferimento preciso: il Presidio Ospedaliero San Paolo di Fuorigrotta.

Per anni è stata guardata con curiosità, diffidenza o come una pratica lontana dalla medicina “vera”. Oggi, invece, l’agopuntura sta conquistando uno spazio sempre più concreto anche in Occidente, soprattutto nell’ambito della terapia del dolore e della medicina integrata. Non viene considerata una scorciatoia miracolosa né una sostituzione delle cure tradizionali, ma uno strumento complementare che, in alcuni casi, può affiancare i percorsi clinici convenzionali.

Le fonti sanitarie internazionali più autorevoli si muovono proprio in questa direzione. Il NCCIH, centro del National Institutes of Health statunitense dedicato alla medicina complementare e integrata, segnala che l’agopuntura è stata studiata soprattutto per il trattamento del dolore, con risultati favorevoli in diversi ambiti come mal di schiena o dolore cervicale, artrosi, dolore post-operatorio e alcune forme di cefalea. Il NICE britannico, inoltre, la include tra le opzioni da considerare nella gestione del dolore cronico primario.

Ed è proprio questo il punto più interessante: mentre molti continuano a pensare all’agopuntura come a qualcosa di “esterno” alla sanità pubblica, a Napoli esiste invece un riferimento ospedaliero ben preciso. L’ASL Napoli 1 Centro indica infatti il servizio di “Agopuntura e Fitoterapia Cinese”, e un avviso ufficiale specifica che l’ambulatorio di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese non è più collocato presso il poliambulatorio “Loreto Crispi”, ma presso il Presidio Ospedaliero San Paolo di Fuorigrotta.

Non si tratta, quindi, di una pratica improvvisata o di un’attività marginale. La stessa ASL precisa che il primo accesso all’ambulatorio prevede una visita medica di inquadramento clinico generale, utile a valutare il paziente e a impostare un eventuale piano terapeutico che può comprendere agopuntura, fitoterapia cinese e anche consigli dietetici e comportamentali.

Il messaggio è chiaro: l’agopuntura, almeno nel contesto occidentale più serio, non viene proposta come magia o come alternativa assoluta alla medicina, ma come parte di un approccio integrato, soprattutto quando si parla di dolore persistente, qualità della vita e supporto a pazienti con disturbi cronici. Ed è proprio per questo che la presenza di un settore dedicato all’interno di un grande ospedale pubblico napoletano come il San Paolo rappresenta un segnale forte e concreto.

In altre parole, quella che molti continuano a definire semplicemente “medicina alternativa” è già entrata da tempo in una nuova fase: più controllata, più istituzionale e più vicina al paziente. E Napoli, con il polo del San Paolo, dimostra che questa evoluzione è già realtà.

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