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L’Europa con il serbatoio quasi vuoto: come la guerra di Trump in Iran ci sta svuotando le tasche
Diciamoci la verità: dietro i grandi discorsi sulla sicurezza mondiale e sulle armi nucleari, la vera ragione per cui Donald Trump — spinto dal premier israeliano Benjamin Netanyahu — ha deciso di fare la guerra all’Iran all’inizio del 2026 è molto più terra-terra: gli interessi economici e il controllo delle materie prime. La dittatura in quel paese va avanti da decenni e non è mai importato niente a nessuno, finché la Casa Bianca non ha messo gli occhi sulle immense ricchezze del territorio, come petrolio, gas e metalli rari che servono all’industria occidentale.
La conferma è arrivata dallo stesso Trump, che ha detto chiaramente di non preoccuparsi più del nucleare iraniano, smentendo la scusa della “guerra preventiva”. Il problema è che adesso che è impantanato in questo conflitto e non sa come uscirne, il presidente americano sta scaricando i costi su tutto il mondo, mettendo l’Europa con le spalle al muro.
Il ricatto di Trump: “Dateci i vostri barili o vi lasciamo a secco”
Per evitare che la benzina aumenti troppo negli Stati Uniti in vista delle elezioni, Trump ha minacciato di bloccare le navi cariche di diesel dirette verso l’Europa. A quel punto, i governi europei e la Commissione guidata da Ursula von der Leyen hanno ceduto al ricatto.
L’accordo firmato con il G7 prevede che l’Europa metta sul mercato 100 milioni di barili di carburante presi dalle riserve d’emergenza. In pratica, per non far arrabbiare Washington, stiamo intaccando le scorte che per legge dovremmo tenere da parte per i momenti di vera crisi.
Perché i governi europei continuano a fare gli “zerbini”?
La colpa dei nostri governi (compreso quello italiano) non è la mancanza di coraggio, ma il fatto che siamo totalmente ricattabili. Ecco perché non riusciamo a dire “adesso basta”:
• Dipendiamo dagli USA per l’energia: Da quando abbiamo tagliato il gas russo, compriamo quasi tutto il gas liquido e il diesel dagli americani. Se loro chiudono i rubinetti, le nostre fabbriche chiudono il giorno dopo.
• Dipendiamo dagli USA per le armi: L’Europa si affida alla protezione militare americana tramite la NATO, quindi nessun leader europeo ha la forza di mettersi contro la Casa Bianca.
La contromossa della Cina e la guerra dei microchip
A complicare le cose ci si è messa anche la Cina. Per fare un dispetto a Trump e Netanyahu, Pechino sta bloccando l’esportazione delle terre rare, minerali introvabili che servono a produrre smartphone, auto elettriche e sistemi di difesa. La Cina ha fatto sapere che le cose si metteranno davvero male a partire dal 10 gennaio 2027, quando scadrà l’ultima tregua commerciale. Nel frattempo, ha già messo nella sua lista nera 14 aziende europee (anche italiane), vietando di venderci componenti tecnologici essenziali.
Cosa cambia per noi? Benzina e bollette alle stelle
Gli effetti di questo pasticcio geopolitico li vediamo ogni giorno quando andiamo a fare il pieno o quando arriva la posta:
• Diesel: Ha toccato il record storico di 2,35 € al litro, mettendo in ginocchio i camionisti e i trasporti.
• Benzina: Viaggia ormai stabilmente sopra i 2,14 € al litro.
• Bollette della luce: Le tariffe sono aumentate del 22,3% rispetto a un anno fa.
• Il conto finale: In totale, questa crisi sta costando alle famiglie e alle imprese italiane ben 16,5 miliardi di euro di extracosti.
Siamo rimasti senza riserve?
Non proprio a secco, ma la situazione è rischiosa. L’Europa ha in tutto 290 milioni di barili di scorta, che servono a coprire tre mesi di autonomia se domani mattina finisse il petrolio nel mondo. Averne regalati 100 milioni a Trump significa aver bruciato un terzo delle nostre ruote di scorta. Il governo italiano ha dato il via libera sperando di far scendere i prezzi della benzina sotto i 2 euro, ma nei corridoi dei ministeri c’è grande ansia: se la guerra continua e le scorte finiscono, l’Europa rimarrà senza scudi protettivi.






