Il pane, la famiglia e quell’Antico Forno di Capalbio Scalo

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Ci sono alimenti che appartengono a una cucina, a una regione, a una moda. Il pane, invece, appartiene all’uomo.

Da millenni accompagna la nostra storia e, con forme, farine e nomi diversi, attraversa continenti, religioni, culture e condizioni sociali. È sulla tavola del ricco e su quella del povero; accompagna la cucina più raffinata e il pasto più semplice. Cambiano le ricette, cambiano le abitudini alimentari, ma rimane quasi universale quel gesto antico di spezzare il pane e dividerlo con qualcuno.

Ed è forse proprio qui la sua grandezza.

Il pane non significa soltanto nutrimento. Significa famiglia, casa, lavoro, condivisione. Dire “guadagnarsi il pane” vuol dire ancora oggi guadagnarsi la vita; “dividere il pane” significa accogliere qualcuno nella propria comunità. Il suo profumo ci riporta istintivamente a qualcosa di domestico, di rassicurante, quasi a quella cucina familiare nella quale, almeno una volta nella vita, abbiamo aspettato che qualcuno mettesse qualcosa in tavola.

Persino nel nostro tempo, nel quale convivono diete vegetariane, vegane, mediterranee, proteiche e mille differenti scelte alimentari, il pane continua ad essere un punto d’incontro. Perché prima ancora di essere un alimento è un simbolo: della terra che produce il grano, dell’acqua, del lavoro dell’uomo e soprattutto del tempo necessario perché qualcosa di semplice diventi buono.

E a Capalbio Scalo questa piccola liturgia quotidiana ha uno dei suoi luoghi nell’Antico Forno 2, attività che le guide locali ricordano da tempo tra quelle dedicate al pane e ai dolci.

Entrarvi significa però scoprire che il forno non è soltanto pane.

Dietro il banco ci sono signore gentilissime e soprattutto pazienti, perché scegliere davanti a tante cose buone richiede tempo. E loro consigliano, aspettano, spiegano: dal pane alle pizze, nelle loro diverse preparazioni, fino ai dolci, davanti ai quali ogni buona intenzione dietetica viene sottoposta a una prova piuttosto severa.

Ma c’è qualcosa che, soprattutto d’estate, trasforma il forno quasi in un piccolo servizio di pubblica utilità gastronomica: il cucinato.

Soprattutto quelle verdure al forno, semplici, profumate, colorate, che rappresentano forse uno dei modi migliori per ricordarci che mangiare bene non significa necessariamente sedersi per ore a tavola.

Sono il soccorso nobile, nutriente e sano per chi ha fretta, per chi deve correre al mare, per chi torna dalla spiaggia, per chi ha una casa piena di amici e nessuna voglia di accendere i fornelli, per chi ha un’incombenza da sbrigare o semplicemente per chi desidera mangiare qualcosa di buono senza trasformare il pranzo in un’impresa.

Una vaschetta di verdure, un pezzo di pizza, del buon pane. Poche cose. Ma qualche volta **l’essenzialità è una forma di ricchezza, nello sguardo riassuntivo a 180° o nella  domanda **«Che cosa avete di buono oggi?»

Forse il segreto dell’Antico Forno di Capalbio Scalo è proprio questo: non vende soltanto qualcosa da mangiare. Conserva, tra pane, pizza, dolci e verdure appena cucinate, un piccolo pezzo di quella normalità familiare di cui continuiamo ad avere bisogno.

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